
Nacque a Misserio il 20 novembre 1883.
Misserio era un borgo della costa ionica messinese, oggi frazione di Santa Teresa di Riva, allora di Casalvecchio Siculo, ma ad un tiro di schioppo da Savoca , e perciò tra il mare e la collina .
Suo padre si chiamava Peppino Alberti ( per tutti Don Peppino Aliberti ) . Sua madre , Rachele Puzzolo .
Fu il secondo di ben otto rampolli .
La casa natia si affacciava sul torrente Savoca ed era sovrastata dalla montagna che originava da Rimiti e che si addolciva quando il torrente cominciava a confondersi con il paesaggio marino e cominciavano ad intravedersi sul costone le casette rurali in pietra con le pecore e le capre che brucavano l'erba guidate dai fischi dei pastori.
Circa mille anime vivevano in quel borgo che, poi, quando Eugenio avrebbe saputo di greco e di latino, riceverà dalla sua penna,nelle sue liriche, la denominazione di “ borgo abbandonato “ , per significare che lo Stato si dimenticava del meridione e delle marginalità.
Erano otto fratelli : Carmelo, Eugenio, Michelina, Leone , Beatrice , Ambrosina , Beniamino e Benvenuto.
Don Peppino,il pater ed il dominus della famiglia, era proprietario di limoneti , aranceti , uliveti e vigneti.
In quella seconda metà dell’ottocento , subito dopo l’unità d’Italia , resistevano le ultime roccheforti economiche dei Borboni e la proprietà privata otteneva estrema tutela da quel liberalesimo che avrebbe retto l’economia della nazione fino alla prima guerra mondiale e oltre.
Il fantasma del fascismo era ancora lontano , per cui, proprio il clima economico liberale , consentiva di trarre un buon profitto dai possedimenti che l'Alberti sapeva ben amministrare, dando lavoro a centinaia di braccia .
Così i figli crescevamo serenamente , in attesa di essere svezzati e dotati dei primi indottrinamenti sul leggere ,lo scrivere e il far di conto.
In seno alla famiglia ogni componente,man mano che cresceva, osservava le rigide regole comportamentali che poneva il padre e si rendeva utile agli altri, formandosi ,così, un insieme ammirevole.
Poi era nel programma che i maschi avrebbero studiato fino a diventare professori di scuola , mentre le femmine avrebbero anche loro studiato, ma per diventare maestre elementari . E così avvenne .
A partire dall’autunno del 1901, i fratelli Alberti si sarebbero trasferiti a Messina per studiare , sistemandosi in una casetta a due passi dal Duomo .
Per un fratello che diventava matricola , c’era subito quello che si laureava . Per una sorella che si diplomava, c’era subito pronta quella che esordiva , proprio quell’anno , come studentessa delle magistrali .E così via, fino al fatidico 28 dicembre del 1908 che li vide miracolosamente scampare al disastro del terremoto che ammutolì Messina,all'alba di quel tragico mattino. Infatti, la vigilia di Natale i ragazzi avevano fatto ritorno a Misserio per trascorrere le Feste con i genitori.
Tanti furono i sacrifici, tanto fu lo studio, ma tanto fu l’amore e la gioia con cui gli Alberti si davano reciproco sostegno.A casa, a Misserio, si tornava solo a Natale, a Pasqua e per le ferie estive.Eugenio era il punto di riferimento di tutti i fratelli.
Appena terminato il Liceo si iscrisse al primo anno di corso della Facoltà di Lettere ed ebbe la fortuna di conoscere il Prof. Giovanni Pascoli che da qualche anno era diventato titolare della cattedra di latino a Magistero.
Proprio da Giovanni Pascoli, il giovane Eugenio, avrebbe ricevuto pubblici riconoscimenti di futuro letterato di grandi possibilità.
Insomma, Eugenio divenne un prediletto del Pascoli,pur non essendo uno studente di Magistero, al punto che quando il grande “romagnolo”, qualche anno dopo, deciderà di tornare nella sua terra, proporrà proprio allo studente siciliano di seguirlo prima a Pisa e poi verso il sicuro porto di Bologna dove lo stesso Pascoli avrebbe ereditato la cattedra di Giosuè Carducci, e lo avrebbe ricompreso ,una volta laureato, tra i suoi assistenti di cattedra.
In effetti ciò che il Pascoli pensava di Eugenio non era privo di fondamento.Infatti il giovane spiccava per l'intuizione lirica, per la musicalità che sapeva imprimere ai suoi versi e per la profonda conoscenza della sintassi latina.
A tal proposito, ricordo che sul finire degli anni settanta, proprio al sottoscritto pronipote , autore di queste righe commemorative, si rivolse l’Illustre Professore Antonio Mazzarino, (Eugenio Alberti era fratello della nonna Michelina) per ottenere in prestito una pubblicazione di Eugenio su Catone,che conservavo e conservo a Casalvecchio unitamente ad un vecchio tavolo, restaurato, che fu dello zio poeta e che a lui era stato donato dal Pascoli quando questi nel 1903 traslocò da Messina,tavolo che Eugenio donerà, a sua volta, alla sorella Michelina in occasione delle di lei nozze.
Ma tornando all’esperienza universitaria di Eugenio, ricordo che mia nonna Michelina, mi parlò tante volte di quegli anni trascorsi a Messina prima del sisma che cancellò fatti e memorie.In particolare la nonna mi diceva che Eugenio era un ragazzo davvero fuori dalla norma, sia per contenuti dottrinali che per sensibilità di uomo e di poeta.Quest’anno ricorre il 50°anniversario della sua morte.Egli, infatti, passò a miglior vita il 19 agosto del 1958, in Casalvecchio Siculo, nella casa dell’amata sorella, perché non si era mai creato una famiglia sua propria.
Nella casa di Casalvecchio , in due ampi bauli, stanno riposti tanti libri sui quali il poeta di Misserio studiò e tante altre pubblicazioni di cui ne fu autore e che ora l'Associazione culturale “Siciliamitoesole” rispolvererà.
Eugenio Alberti già dal Pascoli venne indicato come letterato inquadrabile nella corrente dei romantici, e precisamente in quella corrente letteraria che cento anni prima aveva le sue punte di diamante in Foscolo e Leopardi.
In effetti il giovane Alberti fu essenzialmente un poeta, un idealista che credette nella poesia come mezzo per celebrare sia la bellezza che la morte, presentando quest’ultima come punto definitivo e terminale della vita terrena, ma presentando contemporaneamente la prima (la bellezza) come valore immortale, insieme a tutti i valori dell’anima che solo la poesia con la sua forza eternatrice può fare diventare imperituri.
Incombeva , intanto, su di me, pronipote del grande letterato e poeta, avviare il “procedimento” che mira alla rivisitazione della sua immagine e delle sue opere.
In questo adempimento collaboreranno con Siciliamitoesole lo studioso di storia patria Santino Lombardo,il Professor Antonio Nicotra , l'Avv. Nino Caliri, il giornalista e scrittore Carmelo Duro,Don Nunziato Mantarro,il Prof.Sebastiano Di Bella, l'Ins. Carmelo Calabrò,l'Ins.Nino Rigano,i cittadini di Misserio Nino Moschella e Pietro Alito,Silvana Calabrò e quanti altri vorranno attivamente partecipare all'iniziativa.
Un ringraziamento all’Amministrazione Comunale di Santa Teresa di Riva e a quella di Sant'Alessio Siculo,che, hanno aderito all'evento.
Non posso chiudere queste poche righe senza affidarmi, nostalgicamente, alla mia memoria di bambino, quando negli anni 1957 e 1958 la figura dello “zio Eugenio”, mi sfilava sotto gli occhi durante alcune domeniche invernali,allorchè lui da Misserio veniva a trovare la sorella Michelina nella nostra casa di Casalvecchio.
Ricordo che a metà mattinata di quelle domeniche, il grande zio faceva ingresso nella nostra abitazione casalvetina con una valigetta di pelle color marrone in mano; in quella valigetta custodiva libri in quantità, un grosso quaderno nero sul qual prendeva appunti e poi tanti cioccolatini “Perugina” destinati a me e avvolti in carta stagnola rossa,verde e blu. Fra tutti quei libri uno in particolare mi colpiva perché aveva una foderina color verde mare: in esso erano raccolte le liriche che lui aveva dedicato ad Ericina , la donna dei suoi sogni che tanto amò e che forse mai conobbe.Tanti anni dopo avrei letto meglio quei versi ed avrei rivisto nel suo stile quello del grande Giacomo Leopardi.Aveva ragione Pascoli, avevamo nella nostra terra il secondo Leopardi e non ce ne siamo mai accorti.Questa è una certezza, altrimenti il grande poeta romagnolo, non l’avrebbe mai pregato di seguirlo fino a Bologna per fargli l’assistente di cattedra.
Ora Eugenio riposa nel cimitero di Casalvecchio Siculo.La sua tomba è contraddistinta da una piccola lapide di marmo bianchissimo,che fece porre mio padre, sui cui è incisa questa scritta :“ Qui riposa nella pace eterna il Professor Eugenio Alberti- poeta e letterato -”.Su quella tomba il giorno dei defunti, ogni anno, vado a posare un fiore colorato come colorate erano le sue poesie, di passione e di sentimento.
Nino Calabrò estate 2008
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